I dati provengono dall’analisi dei flussi demografici e funzionali del Centro Storico di Venezia guidata dall’Università Ca’ Foscari in collaborazione con Motion Analytica, nell’ambito del progetto nazionale iNEST (Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem).
Lo studio, basato sull’impiego di big data generati dal tracciamento dei telefoni mobili (mobile positioning data) tra il 2023 e il 2024, ha permesso di mappare con precisione i flussi turistici e le persone che quotidianamente gravitano sulla città.
Il turismo è uno degli argomenti centrali del Secondo Focus di Ri-Pensare Venezia, al quale partecipa attivamente il gruppo di ricerca di Ca’ Foscari composto dai professori Andrea Baldin, Nicola Camatti e Dario Bertocchi (Università di Udine). Un’anticipazione del loro studio, che sta giungendo alle sue fasi conclusive, è stata messa a disposizione della discussione del Secondo Focus.
LE CIFRE
In base ai dati raccolti tra il 2023 e il 2024, si stima che, ogni giorno, circa 42.000 persone non registrate ufficialmente come residenti del Centro Storico gravitano stabilmente su di esso: lavoratori, studenti e domiciliati temporanei o senza residenza anagrafica. Di questi, 12.000 persone abitano stabilmente il Centro Storico senza residenza anagrafica e 30.000 pendolari abitano nel Comune ma non nel Centro Storico.
Mentre 14.000 pendolari arrivano da fuori Comune per motivi di lavoro o studio.
Il Centro Storico di Venezia accoglie quotidianamente circa 43.000 turisti pernottanti (con picchi stagionali che superano ampiamente questa cifra) e circa 20.000 escursionisti giornalieri, ovvero visitatori che transitano senza pernottare. Complessivamente gli escursionisti giornalieri nel 2024 sono stati 6.300.000 con punte di minime di 6.000 nel mese di gennaio e picchi di oltre 100.000.
Nel 2024, il numero complessivo di persone presenti nel Centro Storico è stato mediamente di 170.000, di cui quasi 80.000 city users, ossia individui non residenti o domiciliati nel Comune e presenti per motivi di lavoro, studio o turismo, mentre sono quasi 12.000 gli abitanti temporanei privi di residenza anagrafica.
*) I mobile positioning data (o “dati telco”) rilevano la presenza effettiva di tutta la popolazione monitorata nella regione target fornendo informazioni aggiuntive e complementari rispetto ai dati sui pernottamenti e sugli arrivi statistici (riferiti rispettivamente al numero di notti trascorse e numero di ingressi nelle strutture).
I PICCHI
Nei giorni di maggiore afflusso, come durante il Carnevale, si è registrato un forte aumento dei flussi, con oltre 40.000 escursionisti giornalieri e 60.000 turisti pernottanti, per un totale che ha superato il milione di visitatori turistici nel solo periodo del Carnevale 2024.
Durante le festività di aprile (26 e 27 aprile) e in alcuni giorni di settembre (21 e 29 settembre), la città ha raggiunto la soglia dei 100.000 visitatori turistici giornalieri, evidenziando il forte livello di incremento della pressione turistica in determinati periodi dell’anno.
L’EFFETTO FISARMONICA
I risultati confermano la tendenza di Venezia a seguire un modello di popolamento intermittente, fortemente influenzato dall’ingresso quotidiano di persone provenienti dall’esterno del Centro Storico.
Questo fenomeno, definito “effetto fisarmonica”, si manifesta con un’espansione diurna della popolazione cittadina, seguita da una contrazione serale e notturna che restituisce l’immagine di una città che, rispetto alla residenza, scende sotto i noti 50.000 residenti anagrafici (48.489 al 31/12/2024, fonte Comune di Venezia).
La crescente pressione dei flussi pone sfide significative alla gestione urbana, con un impatto diretto sulla pianificazione dei servizi e sulla sostenibilità del tessuto abitativo stabile.
A differenza di molte altre città turistiche, dove la pressione dei flussi si concentra principalmente nei periodi stagionali, Venezia vive un doppio ciclo di dilatazione e contrazione, che si verifica tanto su base annuale quanto giornaliera.
Fattori come eventi, festività e dinamiche economiche legate al turismo amplificano questa oscillazione, rendendo la città particolarmente vulnerabile. L’utilizzo di big data basati sul tracciamento dei telefoni mobili e l’analisi delle serie storiche giornaliere ha permesso di mostrare il rafforzamento di questa peculiarità, con un sempre più complesso mix tra city users e residenti che si fa sempre più sbilanciato.
LE CONSEGUENZE SULLE FUNZIONI URBANE
Questo modello di popolamento intermittente implica un adattamento continuo da parte della città, che deve rispondere a una domanda di servizi altamente variabile, in base alla tipologia di utenza.
Il rischio maggiore di tale scenario è lo spostamento irreversibile delle funzioni urbane da residenziali a commerciali e turistiche, con il conseguente depauperamento del tessuto abitativo stabile.
Le necessità dei commuters (pendolari e studenti da fuori comune) complicano ulteriormente il quadro, portando nuove sfide per la vita quotidiana e la gestione urbana. Pur non essendo turisti, questi gruppi presentano esigenze temporanee che si discostano da quelle della popolazione residente tradizionale, aumentando la difficoltà di conciliare le necessità di chi vive stabilmente in città con quelle di chi la frequenta solo per brevi periodi. Inoltre, l’ampia fascia di residenti temporanei senza residenza anagrafica potrebbe riflettere la difficoltà di accedere allo status di cittadino permanente, accentuando ulteriormente la fragilità sociale della città e alimentando il suo stato di precarietà abitativa e funzionale (servizi).
PER UNA CITTÀ SOSTENIBILE
Il tema del turismo sarà tra quelli affrontati durante il Secondo Focus di Ri-Pensare Venezia. L’analisi dei flussi conferma la necessità di governare un fenomeno fuori controllo che sta insidiando la dimensione urbana di Venezia. Il turismo continuerà ad essere la principale industria cittadina, ma non potrà continuare ad essere l’unica: è urgente agire sulla base economica della città per sviluppare attività alternative. Anche perché il turismo è un’industria estremamente vulnerabile e quando si trasforma in overtourism i benefici si trasformano in costi economici, ambientali e sociali, difficili da gestire.
Fino a che punto la città può sostenere questi flussi di persone?
“Nel prossimo periodo – osserva il professor Nicola Camatti – il gruppo di ricerca sarà impegnato a comprendere meglio l’effetto che l’introduzione del contributo d’accesso alla città potrebbe avere avuto sul mix complessivo di visitatori, nonché sulle attività produttive locali, in particolare nel settore culturale. Per capire come il flusso di visitatori sia influenzato dalle politiche di accesso e come la distribuzione delle presenze quotidiane possa variare in funzione di diversi fattori, dalle tariffe applicate agli orari di accesso. I risultati di questa ricerca potrebbero fornire indicazioni preziose per una gestione più sostenibile dei flussi turistici e per il bilanciamento delle esigenze della popolazione residente con quelle dei visitatori”.
“Particolare attenzione sarà dedicata alla capacità di carico turistico, non solo per il Centro Storico, ma anche per la mobilità tra la Terraferma e Venezia, analizzando gli effetti di questi flussi sui servizi urbani e sulle infrastrutture periferiche.
Inoltre, sottolineiamo l’importanza, nel prossimo periodo, di promuovere un maggiore allineamento sulle definizioni e sugli algoritmi utilizzati per identificare le nuove tipologie di city users. In particolare, il tema della diffusione di una maggiore conformità tra le nuove definizioni emergenti, legate all’impiego dei dati telco, e i parametri adottati nell’analisi di questi flussi. Sarà fondamentale un confronto più strutturato tra tali metriche e le statistiche ufficiali e altri studi in corso, al fine di garantire una maggiore coerenza e affidabilità nella lettura dei dati e nella loro applicazione alle politiche urbane”.
