FONDAZIONE GIANNI PELLICANI
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L’occupazione femminile a Venezia

Non solo differenze di reddito. Nel Veneziano il mondo del lavoro per le donne si rivela sempre più precario, con un boom di contratti a tempo determinato.

Il quarto approfondimento realizzato nell’ambito del primo Focus di Ri-Pensare Venezia, prende in esame la partecipazione femminile al mercato del lavoro nel veneziano, analizzandone l’evoluzione nel decennio 2012-2022.

Sono stati elaborati dati di Istat, Sistema Statistico Regionale e Veneto Lavoro, con lo scopo di scattare una fotografia aggiornata della presenza delle donne nel mercato del lavoro, con riferimento a gender pay gap, tipologie di contratto, professioni più richieste, e un confronto con gli altri capoluoghi di provincia del Nord-Est e alcune tra le principali città del Nord Italia.

Un ulteriore elemento di riflessione in vista della seconda sessione del Laboratorio Partecipato di Ri-Pensare Venezia, in programma sabato 27 gennaio (14.00-18.00) al Museo M9 di Mestre.

Lavoro femminile: l’esplosione del precariato

Il dato forse più eclatante riguarda la crescita di contratti a tempo determinato nel Veneziano: nel 2022 sono arrivati a riguardare il 21% delle lavoratrici, contro il 12,6% del 2012.
Andiamo più in dettaglio, prendendo in considerazione solo le assunzioni create tra il 2012 e il 2022. Su 20.135 nuovi contratti riguardanti le donne, il 73% è a scadenza mentre solo il restante 27% è a tempo indeterminato. Per gli uomini la situazione è ben diversa: si contano 9.566 nuovi contratti, il 54% dei quali è a tempo determinato.

Nuovi contratti dal 2010 al 2022. Rapporto tra tempo determinato e indeterminato:

Tempo determinato
Tempo indeterminato

Il lavoro part-time

Dati emblematici, questi sul tasso di precarietà del lavoro femminile, che è utile confrontare con i numeri che afferiscono al lavoro part-time.
Nel 2022 il lavoro part-time coinvolge il 36,2% delle donne. Si registra un leggerissima flessione rispetto al 2012, quando la percentuale di lavoro femminile part-time si attestava al 38,2% del 2012.
Anche in questo caso, le percentuali presenti nel lavoro maschile sono molto diverse. Nel 2022 abbiamo, nella provincia di Venezia, solo il 6,3% degli occupati uomini che lavorano in part-time. Una percentuale in leggerissima crescita, rispetto al 5,9% di dieci anni prima.

Più povere e rassegnate: gap salariale e tasso di inattività

Il gap di genere a livello salariale è notevole: a Venezia e provincia le lavoratrici guadagnano fra il 15 e il 33% in meno degli uomini, a seconda dell’età. Un divario che diventa ancora più macroscopico nel mondo previdenziale, dove le pensionate percepiscono circa la metà degli uomini.

Ma, leggendo i dati, è altrettanto preoccupante la percentuale di donne inattive, cioè disoccupate che non cercano lavoro: sono circa 92mila in provincia, il 35% del totale delle donne in età lavorativa. Una percentuale, seppur in diminuzione rispetto al 2012 (41%), elevata, molto superiore a quella degli uomini (21%).

Tasso di inattività nel 2022. Confronto uomini / donne:

Il dato sul tasso di inattività femminile complessivo (35%, per l’appunto) risulta tanto più significativo se paragonato a quello delle altre principali province del Nord-Est. La provincia di Venezia presenta il tasso più alto se confrontata con Trieste (28,7%), Trento (33,1%), Udine (31,7%) e Bolzano (28,8%).

Ma non va meglio il confronto con le altre grandi città del Nord Italia: Milano registra un tasso di inattività femminile del 31,1%, Bologna del 30,8%, Firenze del 26,2%.

In dieci anni cala la disoccupazione.

Il mercato del lavoro femminile, nell’ultimo decennio, registra una crescita dell’occupazione, benchè come visto ciò avvenga contestualmente ad un aumento di contratti a tempo determinato, indice di precarietà e stagionalità. Un dato che conferma come la base economica del territorio, fondata sulla monocultura turistica, produca lavori troppo spesso precari.
Eclatante seppur figlio di un trend nazionale, il calo del tasso di disoccupazione per le donne. In provincia si è passati dall’11,1% del 2012 al 4,9% del 2022.
Per gli uomini il tasso di disoccupazione è sceso di meno: dal 6,7 al 3,7%.

In grande maggioranza lavoratrici dipendenti.

Secondo i dati della Regione, nel Veneziano l’86,8% delle lavoratrici rientra nella categoria dei dipendenti (contro il 75,2% degli uomini).
Nelle posizioni apicali (leggi: dirigente) la percentuale di donne è ancora bassa (5,8%, contro l’8% degli uomini), mentre è preponderante la posizione da impiegata che riguarda il 54% delle occupate rispetto al 31% degli uomini.
Il 27,1% delle lavoratrici è impiegata nel ruolo di operaia (gli uomini sono il 40,3%) mentre è molto bassa la percentuale di donne “in proprio”: 6,9% contro il 14,6% dei maschi.
Per quanto concerne i titoli di studio, le occupate contano sia la percentuale più alta di licenze elementari (20,3% contro il 12,1% degli uomini) ma anche di laureate (16,5% rispetto al 13,5% dei lavoratori maschi).

Dipendenti
Non dipendenti

Le lavoratrici più richieste.

Nel Comune di Venezia, prendendo in esame le assunzioni registrate nel periodo che va dal 2012 al 2022, si possono individuare quali sono le professioni più richieste tra le donne.
Quello che emerge è un’alta percentuale di assunzioni di donne come cameriere d’albergo, che rappresentano l’82% delle assunzioni complessive in questo ambito, commesse (72%), addette agli affari generali (70,6%) e bariste (56,2%).