FONDAZIONE GIANNI PELLICANI
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Il mercato del lavoro veneziano, la crescita dei residenti stranieri e il rischio “zonizzazione”

I lavori offerti dalla monocultura turistica e da ciò che resta dell’industria veneziana, in particolare da Fincantieri, quali effetti stanno determinando sulla vita sociale della città?

Attorno a questa domanda ruota il secondo approfondimento che la Fondazione Pellicani propone nell’ambito del focus su “Giovani, Base Sociale e Mercato del Lavoro” lanciato dal progetto Ri-Pensare Venezia.

E’ il momento di riflettere sul modo in cui, nella nostra città, un mercato del lavoro largamente basato sul turismo e sull’industria cantieristica agisce sulle dinamiche demografiche di Venezia e quindi sulla vita di tutti i cittadini.

2002-2022: La crescita dei residenti stranieri

Guardando all’intero Comune, negli ultimi 20 anni (2002-2022) il numero di residenti stranieri è cresciuto del 498% passando da 6771 abitanti agli attuali 40.525. Di fatto, se nel 2002 rappresentavano appena il 2,5% della popolazione totale, ora sono il 16%. Questo mentre nello stesso arco di tempo gli abitanti totali sono calati del 6,5%. Anche rispetto a dieci anni fa l’incremento dei residenti stranieri è tutt’altro che irrilevante: più 24% dal 2012 al 2022, ovvero 7.831 abitanti in più.

Venezia e Mestre
Guardando alle singole aree del comune emergono importanti differenze tra Centro Storico e Terraferma.
In Centro Storico i residenti non italiani sono 6.100, rappresentano l’8,01% della popolazione e sono cresciuti del 140% negli ultimi 20 anni e diminuiti dell’1,7% negli ultimi 10.
In Terraferma la situazione è ben diversa. Gli stranieri nel 2022 sono poco più di 34.400 e rappresentano dunque un quinto degli abitanti. Il loro numero è salito del 713% negli ultimi 20 anni e del 30% dal 2012.

Due aree a rischio ghetto?

Il record di presenza straniera nel Comune spetta a due quartieri, Mestre Centro e Marghera, le aree più comode per raggiungere il Centro Storico e Fincantieri.
Nel 2022, a Mestre Centro i residenti stranieri sono 13.233, e rappresentano il 26,4% della popolazione complessiva della zona. Il loro numero è aumentato del 631% rispetto al 2002 e del 35,8% dal 2012.
A Marghera gli stranieri residenti sono 7.758, il 27,5% degli abitanti, con un aumento dell’ 867% sul 2002 e del 31,7% sul 2012.
Dinamiche ben diverse rispetto ad altre aree della terraferma: a Favaro i residenti stranieri rappresentano il 10% della popolazione totale, a Carpenedo-Bissuola il 13,4%, a Zelarino-Trivignano-Cipressina il 15,1%, a Gazzera Chirignago il 16,4%.

Alle origini del fenomeno: il mercato del lavoro veneziano

Le nostre analisi evidenziano la correlazione tra questa crescita dei residenti stranieri e la particolare fisionomia assunta dal mercato del lavoro veneziano. Il Turismo e Fincantieri sono due settori di primaria importanza sul piano dell’offerta occupazionale cittadina. Entrambi i settori offrono in larga parte lavoro dequalificato, spesso precario e con basse retribuzioni, trovando manodopera soprattutto grazie agli occupati stranieri.
Come detto, il numero di residenti stranieri nel Comune di Venezia è cresciuto del 498% negli ultimi due decenni, tanto da rappresentare oggi il 16% degli abitanti. Un dato di per sé rilevante ma non allarmante: ci troviamo su percentuali comuni a tante altre realtà urbane, ampiamente integrabili per una città delle dimensioni di Venezia. Il nodo critico, però, si manifesta nella massiccia concentrazione di residenti stranieri in due quartieri, Mestre centro e Marghera, dove più di un abitante su quattro è immigrato e il rischio della “zonizzazione” è evidente. Una situazione legata soprattutto al posizionamento dei due quartieri, che si trovano nelle direttrici per raggiungere il centro storico e Fincantieri.

Lavoratori stranieri assunti nel turismo negli ultimi 10 anni
La correlazione tra aumento dei cittadini stranieri e mercato del lavoro veneziano è facilmente verificabile: basta analizzare i dati sulle assunzioni nei due settori citati, e in particolare nel turismo, che rappresenta il settore in assoluto più vivace a Venezia sul piano dell’offerta di lavoro.
La tabella sottostante illustra le professioni più richieste nel Centro per l’Impiego (CPI) di Venezia. Per ciascuna di esse viene mostrato il rapporto tra assunti italiani e stranieri. Negli ultimi 10 anni sono state oltre 175 mila le assunzioni di stranieri come camerieri di ristorante (50 mila), facchini (35 mila), camerieri d’albergo (25 mila), cuochi (10 mila), personale non qualificato nella ristorazione o nei servizi di pulizia (38 mila). In alcuni di questi lavori la percentuale di assunzioni di stranieri ha superato il 40% del totale, raggiungendo il picco del 60% (personale non qualificato nei servizi di ristorazione).

I settori che assumono il maggior numero di stranieri
Alle stesse conclusioni si arriva anche verificando quali soggetti, negli ultimi 10 anni, hanno generato il maggior numero di assunzioni di lavoratori stranieri. In cima alla lista troviamo le agenzie interinali ( 76 mila assunzioni), seguite dal settore alberghiero (70 mila assunzioni) e dal settore della ristorazione (35 mila assunzioni).
Guardando invece all’industria, si registrano 29 mila stranieri assunti negli ultimi 10 anni, un numero molto alto concentrato principalmente in Fincantieri, che conta circa 1500 dipendenti diretti e 4000 nelle imprese d’appalto, molti dei quali sono lavoratori stranieri.
Secondo i dati di Veneto Lavoro, dal 2012 al 2022 i lavoratori stranieri hanno rappresentato a Venezia il 40% del totale dei lavoratori dell’industria. E un dato significativo per leggere la tendenza in atto è quello riguardante il saldo assunzioni/cessazioni nell’ultimo ventennio: per i lavoratori stranieri il saldo è positivo (le assunzioni superano le cessazioni di 2500 unità), mentre per i lavoratori italiani il saldo è negativo (le cessazioni superano le assunzioni di 2200).
In entrambi i settori, turismo e industria, la comunità più coinvolta è quella bengalese che  registra il record di residenti non italiani: 7.858 (+52% dal 2007).

I rischi della “zonizzazione”

L’aumento degli stranieri rappresenta dunque una risposta coerente alla particolare fisionomia assunta dal mercato del lavoro cittadino. A queste dinamiche del lavoro va correlata anche la distribuzione della popolazione straniera sul territorio comunale. I lavoratori stranieri sono andati a vivere con le loro famiglie soprattutto a Mestre Centro e Marghera, ossia nei due quartieri che si trovano nelle direttrici più prossime al posto di lavoro (Venezia e Marghera). Una scelta chiaramente dettata dalla possibilità di raggiungere più facilmente i luoghi di lavoro. Nel caso di Marghera, hanno ovviamente inciso anche i prezzi più favorevoli delle abitazioni.
Oggi, a Mestre Centro e Marghera, un residente su quattro è straniero. Le ricadute di questo fenomeno, chiamato “zonizzazione”, possono essere molteplici, e nel loro complesso tendono a generare squilibri nella composizione sociale dei quartieri, con il rischio di creare veri e propri “ghetti” in città. Uno scenario che porta con sè problemi di integrazione, rischi di marginalizzazione, contraccolpi sulla vita sociale ed economica dei quartieri.
Un esempio è quello legato alla scuola, dove già oggi si registrano classi che arrivano a contare quasi il 90% di studenti stranieri. O ancora le attività commerciali, con una percentuale sempre crescente di esercizi appannaggio di imprenditori stranieri (secondo un recente studio di Fondazione Moressa a Venezia sono il 12% del totale). Fino ad arrivare al mercato immobiliare, con la zona di Mestre Centro che negli ultimi 10 anni ha visto svalutare le case tra i 300 e i 400 € al mtq.

La previsione: 137mila residenti stranieri in più nel 2040
In prospettiva, la necessità di immigrati nel mondo del lavoro sarà sempre maggiore.
Lo dimostrano le recenti previsioni elaborate da Fondazione Nord Est per il Veneto: entro il 2030 in Regione serviranno 100 mila lavoratori stranieri in più, fino ad arrivare a 394 mila nel 2040, con una popolazione straniera che, dagli attuali 500 mila, salirà a 693 mila nel 2030 e arriverà a 1,3 milioni nel 2040.
Questo dato, rapportato Su Venezia, si traduce nella previsione di circa 17mila lavoratori stranieri in più nel 2030, e 70mila entro il 2040. Con un aumento della popolazione straniera residente nel Comune di 34mila unità nel 2030 e di 137mila nel 2040.
Nel grafico, la proiezione al 2040 secondo le stime di Fondazione Nord Est:

Le politiche di riequilibrio sociale e diversificazione economica: tre esempi virtuosi

L’incremento della popolazione straniera è quindi un trend destinato a proseguire nel prossimo futuro. Senza l’attivazione di politiche adeguate, volte governare le trasformazioni in atto, gli squilibri sociali che già oggi sperimentano alcune aree del Comune sono destinati ad aumentare.
A livello metropolitano, tali politiche non possono che far leva sul potere attrattivo della città: accanto all’aumento di una manodopera non qualificata, il sistema-città dev’essere in grado di promuovere uno sviluppo economico diversificato e capace di moltiplicare le opportunità occupazionali a più alto valore aggiunto, così da attrarre diverse tipologie di residenti al fine di riequilibrare il tessuto sociale complessivo.

Alcuni esempi virtuosi
Alcuni esempi di grande interesse ci arrivano dall’estero, come la Route 128 a Boston, la Silicon Valley e Poble Nou a Barcellona.
Il tratto caratteristico di questi tre luoghi è quello di essere risorti dopo un periodo di crisi grazie al rilancio socio-economico e culturale, e grazie all’attivazione di politiche di sviluppo lungimiranti e sistemiche. Per prima cosa hanno messo in reale sinergia i diversi poli di attrazione locali, in primis università e aziende: le università hanno attratto studenti collaborando con le grandi imprese, e queste sono state poi capaci di trattenere la popolazione studentesca dopo il termine degli studi attraverso un’adeguata offerta di occupazione qualificata.

E Venezia?
Ognuno dei tre esempi proposti fornisce spunti interessanti alla nostra città.
Barcellona condivide con Venezia la sfida posta da un turismo massificato e impattante. Negli ultimi anni, la città ha puntato efficacemente sull’attrazione di imprese prestigiose, che offrono prospettive occupazionali qualificate e remunerative. La città è stata così capace di attirare lavoratori – e quindi cittadini – con una capacità di spesa adeguata ad un mercato locale che, negli affitti come nei servizi, è stato “viziato” dal turismo.
La Silicon Valley invece, più propensa al rischio, ha sviluppato un’economia più dinamica, basata sul sostegno all’iniziativa imprenditoriale e alle start-up.
Boston, infine, come Venezia è una città poco incline all’imprenditoria. Ha quindi puntato principalmente sul creare un contesto attrattivo per le grandi industrie tech.
La sfida di Venezia è ovviamente peculiare, e non potrà non tenere conto dell’unicità e della vocazione culturale della città. Ma anche per Venezia la strada non può che essere quella di mettere mano a nuove politiche di sistema, capaci di attivare meccanismi di trasformazione e arricchimento del tessuto economico cittadino.